Le ali nascoste

Quante persone possono dire di conoscersi realmente. Chi davvero è convinto di sapere quali sono i propri pregi e difetti, i punti di forza e debolezza. Probabilmente pochi. Persone che semplicemente non vogliono, un po’ per paura un po’ per orgoglio, constatare l’esistenza di alcuni nostri comportamenti privi di una reale motivazione e di un vero significato. Queste azioni involontarie in realtà sono molto importanti, sono informazioni che ci invia il nostro corpo. Sono segnali di squilibrio o di allarme che il nostro inconscio ci invia per aiutarci e che dobbiamo semplicemente imparare a cogliere e leggere. Il compito ovviamente è arduo. Si tratta infatti di stravolgere completamente il proprio punto di vista, mettersi in gioco ed essere consapevoli che quel percorso porterà a un cambiamento radicale che potrebbe capovolgere tutta la nostra esistenza. Esserne consapevoli è già un grande passo, lavorarci sopra è letteralmente devastante. Ci si chiede il motivo per cui si è iniziato il percorso. La causa che ci ha spinto a indagare e che non ci ha permesso di dire stop prima che il vaso di Pandora si aprisse. Eppure, spinti dalla stessa curiosità che spinse Pandora ad aprire il vaso riversando tutti i Mali sull’umanità, non possiamo fare a meno di aprirlo e subire tutte le conseguenze a esso connesse. Subire la frustrazione, la rabbia, il senso di vuoto che lasciano lo scoprire di non conoscere la persona con cui abbiamo letteralmente condiviso l’intera vita: noi stessi. Ci vuole tempo per essere pronti ad aprire il vaso e serve un lungo periodo per trovare la forza di fronteggiare ciò che ne è uscito. Per fortuna, come dal vaso di Pandora è fuoriuscita la speranza oltre che il male, anche dalla nostra analisi interiore fuoriescono i nostri punti di forza e non solo i nostri problemi. Quelle caratteristiche che davamo per scontato o che semplicemente non conoscevamo e che ci aiutano a fronteggiare quelli che sono i nostri lati oscuri.
Queste caratteristiche positive e negative ci rendono più vulnerabili agli altri e più esposti, ma allo stesso tempo più resistenti e capaci di affrontare la vita. Il problema è che è più semplice evitare di aprire il vaso che affrontare il cambiamento. Preferendo la stabilità di ciò che si conosce all’ignoto e accettando di vivere in un castello di carte per tutta la vita. Colorato e bello, ma allo stesso tempo fragile e volubile. Formato da certezze che in realtà sono simili al fenomeno descritto nel velo di maya di Schopenhauer:un’illusione. Meglio dunque distruggere questi castelli di carte, formati da false credenze su noi stessi, per costruirne di cemento più freddo e grigio, ma pur sempre più duraturo, resistente e con mille pareti da dipingere con infinità di colori nell’arco del resto della vita. Perché la consapevolezza di chi siamo e dei nostri punti di forza ci permette di spiegare le ali e realizzare anche il più grande dei nostri sogni.

Elena Gobbo – autrice

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